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Carriera in medicina e genere, un’indagine sull’Italia

Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

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Carriera in medicina e genere, un’indagine sull’Italia

Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

All'indagine di Univadis/Medscape Italia hanno partecipato 1.779 medici (tra cui 999 maschi e 780 femmine) operanti in Italia che, tra il 25 maggio e il 15 agosto 2021, hanno aderito spontaneamente all'invito spedito via e-mail compilando un questionario online della durata di circa 10 minuti.

La proporzione di donne nel campione, pari al 44% circa, è molto superiore a quella della precedente indagine condotta da Medscape sul tema dei compensi e dell'organizzazione del lavoro, in cui non raggiungeva il 27%.

Nella suddivisione per fasce di età, le donne risultano però essere in maggioranza tra i partecipanti con meno di 45 anni (216 rispetto a 147 uomini).

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Carriera in medicina e genere, un’indagine sull’Italia

Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Gran parte del campione è costituita da medici nati tra il 1946 e il 1964 (Boomers). In questa fascia di età c'è una maggioranza di maschi. Le donne sono più numerose nelle fasce di età più giovani, sia tra i Millennials (nati negli anni tra il 1965 e il 1980) sia nella Generazione X (dei nati negli anni tra il 1981 e il 2000). Circa il 70% del campione ha figli, in gran parte ancora conviventi.

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Carriera in medicina e genere, un’indagine sull’Italia

Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Il campione è rappresentativo della realtà italiana dato che, secondo i dati ISTAT 2016, il 45,4% delle donne italiane di età compresa tra i 18 e i 49 anni è senza figli. La professione influenza in modo significativamente più elevato la scelta delle donne in materia di figli, rispetto agli uomini.

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Carriera in medicina e genere, un’indagine sull’Italia

Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Malgrado una apparente equa distribuzione di imprevisti ed emergenze, è la gestione dell’ordinario a pesare maggiormente sulle donne medico, che si sentono spesso in difficoltà a causa degli orari di lavoro. Per quel che riguarda i periodi di interruzione legati alla nascita di un figlio, la distribuzione tra i sessi ricalca quella nazionale: gli uomini, in Italia, non hanno ancora preso l’abitudine di richiedere i permessi che pure la legge consente loro di prendere. Nel guardare a questi dati è bene anche ricordare che, mentre il congedo obbligatorio di paternità consiste in 10 giorni lavorativi da consumare entro i primi cinque mesi di vita del bambino, il congedo obbligatorio di maternità ammonta a 5 mesi.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

La risposte a questa domanda mostrano che la gestione emergenziale pesa ancora per la maggior parte sulle donne e che esiste una dispercezione tra donne e uomini, con i secondi più convinti di essere protagonisti di una gestione paritaria di quanto non percepiscano le donne che hanno risposto al sondaggio.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Se gli uomini del campione sono divisi quasi a metà tra chi ha un ruolo direttivo e chi no, lo stesso non vale per le donne: solo una su tre ricopre un ruolo apicale. Nel gruppo di uomini, i direttori di struttura (o simili) sono presenti in percentuale doppia rispetto a quanto accade tra le donne (26% contro 13%).

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

In cima alle preoccupazioni dei medici italiani, a prescindere dal genere, c'è la ricerca di un difficile equilibrio per conciliare vita privata e vita professionale: la indicano il 40% dei maschi intervistati e il 33% delle femmine, con una differenza modesta, nel dato medio, tra chi ha figli e chi non ne ha. La gestione dei figli, però, figura più spesso tra le principali preoccupazioni delle donne (13%) che degli uomini (5%). E mentre anche l'interesse per gli scatti di carriera sembra riscuotere un interesse paragonabile tra i generi (ed è più acuto tra chi non ha figli, dove sale dall'11% medio al 14%), solo l'8% delle dottoresse indica lo stipendio tra i propri crucci, contro il 14% dei colleghi maschi.  

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Nella progressione di carriera il genere sembra avere un peso molto marcato, con il 44% delle donne che si sentono penalizzate. L'impatto sembra attenuarsi nel caso del reddito, forse anche per le caratteristiche del campione, per lo più composto da medici dipendenti o convenzionati con il servizio pubblico, dove lo stipendio non è oggetto di contrattazione individuale.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Anche su questioni in cui teoricamente la qualità scientifica dovrebbe essere l'unico metro di giudizio, le donne hanno chiara la percezione di partire con l'handicap: oltre una su cinque trova ingiustificate difficoltà a pubblicare nella letteratura scientifica e una su tre a essere invitata a presentare le proprie ricerche in un consesso di colleghi.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Dai dati dell'indagine emerge con chiarezza il fatto che l'esperienza delle donne medico è assai diversa da quella dei colleghi maschi: una su due riferisce di aver personalmente subito sul luogo di lavoro un trattamento diverso perché donna, rispetto a un maschio su cinque. Un elemento apparentemente contraddittorio emerge dall'analisi dei sottogruppi per età. Tra le professioniste più mature (quelle nate tra il 1946 e il 1964), infatti, la percentuale delle dottoresse che si sono sentite discriminate è appena del 41%, mentre nella generazione successiva (la generazione X, delle nate tra il 1965 e il 1980) arriva al 58%, forse a segnalare più un cambio di percezione che un vero peggioramento nel trattamento sul luogo di lavoro, per poi assestarsi sul 48%. Le professioniste più giovani, più consapevoli dei propri diritti, fanno crescere in apparenza il numero degli episodi discriminatori.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Anche nella solidarietà tra colleghi le donne percepiscono una realtà diversa da quella vissuta dai colleghi maschi: meno empatia, più ostilità e più indifferenza da parte dei colleghi si sesso diverso.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Quando si tratta di prendere posizione su controversie sollevate da colleghi dello stesso sesso, maschi e femmine sembrano avere un atteggiamento simile, con una lieve maggioranza di donne empatiche. Il dato sull'indifferenza rispecchia quello attribuito (nella precedente domanda) dai colleghi di sesso opposto: circa i due terzi dei maschi si dichiarano né empatici né ostili, rispetto a una donna su due (48%). L’indagine mette comunque in crisi l’idea preconcetta che la solidarietà femminile agisca in tutti i casi di presunta discriminazione.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Il dato sulla sicurezza di sé nell'assumere un ruolo direttivo – che potrebbe essere influenzato dalla diversa composizione del campione, in cui gli uomini con esperienze direttive sono presenti in proporzione molto maggiore – suggerisce che le donne medico scontino ancora una scarsa dimestichezza con le posizioni di leadership. Un'altra possibile interpretazione suggerisce che siano mediamente più consapevoli dei colleghi maschi degli oneri che sempre accompagnano gli onori.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

La domanda aperta su cosa aiuterebbe a rafforzare la fiducia in se stesso/a ha fornito numerose risposte diverse, tra cui abbiamo scelto le più dirette per ciascuna delle tematiche ricorrenti:

  • "Maggiore esperienza (clinica e gestionale)"
  • "Non aspiro a ruoli direttivi"
  • "Maggior coesione del gruppo di lavoro"
  • "Avere un cromosoma Y"
  • "Corsi di aggiornamento / formazione specifica / feedback dalla dirigenza"
  • "Esempi concreti di donne al potere"
  • "Il razzismo è soffocante"
  • "Elasticità degli orari / più attenzione alla conciliazione tra ritmi di lavoro e esigenze familiari"
  • "Vedere una progressione di carriera mia o delle mie colleghe"
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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Per le donne medico è comune l'esperienza frustrante di essere confusa dai pazienti, con infermieri e altri professionisti sanitari, cosa che capita sono in misura marginale agli uomini.  Un po' più distribuita tra i generi appare la percezione di essere fisicamente in pericolo con i pazienti, in cui pure le donne vantano il primato loro malgrado.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Nel campione intervistato composto da una maggioranza di uomini– sottogruppo tra cui sono molto più presenti medici in ruoli dirigenziali – pochi sono in attesa di una promozione, e tra loro c'è una piccola prevalenza di donne (15% rispetto al 12% degli uomini). Quanto all'esistenza di programmi che forniscano strumenti per progredire nella carriera, ne è a conoscenza un misero uno per cento del campione, sena differenze di genere. Entrambi i dati sono certamente influenzati dall'elevato numero di medici di medicina generale, che lavorano in regime di libera professione.

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

La pressione a comportarsi diversamente da come verrebbe spontaneo è sentita soprattutto dalle professioniste donne, che in gran numero indossano una maschera professionale spesso (24% contro l'11% degli uomini) o ogni tanto (47% contro il 40% degli uomini). Questo ha comportato scendere a compromessi per la maggioranza del campione, con un impatto che ha colpito più le donne (76%) degli uomini (66%).

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Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Tra le nuove generazioni di medici sono più sentite le questioni di genere e il tema delle discriminazioni su base anagrafica (paradossalmente meno sentite dagli uomini ultraquarantacinquenni), e le preoccupazioni per l'equilibrio tra lavoro e gestione dei figli sembra prendere il sopravvento sulla vita privata in generale.

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Carriera in medicina e genere, un’indagine sull’Italia

Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Anche la pandemia ha rappresentato e sta rappresentando un motivo di crisi profonda per molti medici, e in particolare per le donne: una su due è stata spinta a rimettere in discussione la propria carriera di medico. Ecco alcune tra le principali motivazioni elencate dal campione.

  • Grandi sacrifici senza riscontro economico
  • Troppi rischi e poche soddisfazioni
  • Peggioramento della qualità del lavoro sotto tutti i punti di vista, aumento del numero di ore, riduzione dei weekend e del tempo libero. Annullamento congressi e riduzione delle  ferie
  • Più priorità agli affetti dei familiari e persone care
  • Mancanza di riposi e mancanza di coordinamento centrale sul lavoro con fatica aumentata
  • Il Covid ha creato una situazione lavorativa di instabilità, insicurezza, solitudine, stanchezza, demotivazione
  • Preso atto della assoluta  inadeguatezza  della mia realtà  lavorativa rispetto  alle esigenze  dell'utenza
  • Cerco di andare in un ospedale più  rispettoso delle persone. Ho lavorato tantissimo ma i meriti sono andati ai colleghi maschi. Valuto di più gli aspetti relazionali e di leadership. Sto lavorando sulla mia crescita personale
  • Lavoro usurante mi sono sentita sfruttata
  • Precarietà improvvisa
  • Rischi per i miei
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Carriera in medicina e genere, un’indagine sull’Italia

Daniela Ovadia | November 26, 2021 | Contributor Information

Abbiamo raccolto qui alcune delle affermazioni lasciate da chi ha compilato il questionario.

  • “Bisognerebbe istituire una commissione di pari opportunità che verifichi che il numero di donne e la loro posizione sul posto di lavoro sia equiparabile a quello degli uomini o che rispecchi la loro prevalenza nella popolazione generale”.
  • “Essere giovani donne è una lotta”.
  • “Ho la fortuna di lavorare in un luogo di lavoro dove c'è grande attenzione alla parità di genere e rispetto delle necessità specifiche di ogni lavoratore. Ciononostante credo che in altri luoghi di lavoro queste disparità esistano ed è sempre bene riflettere sulle modalità in cui intervenire per rendere il luogo di lavoro un ambiente più confortevole e sereno per tutti, non ultimo per migliorare le produttività”.
  • “Sempre e comunque, una donna affronta una serie di discriminazioni che non hanno niente a che fare con la propria capacità”.
  • “Nell’ambito chirurgico permane una diseguaglianza tra uomo e donna in particolar modo in sala operatorial”.
  • “La sensazione è quella che, per essere considerata al pari di un uomo, bisogna fare il doppio di un collega maschio, se non di più, e poi ancora di più per eccellere”.
  • “il problema non sono tanto i colleghi quanto i pazienti: essere chiamata signorina o signora ma non dottoressa, essere scambiata per infermiera solo per il fatto che sono donna, essere presa poco sul serio anche se sono competente. Sono cose che mi danno molto fastidio e che vedo che danno fastidio anche alle colleghe donne”.
  • “C'è ancora molto paternalismo. i colleghi sono per la maggior parte donne ma i leader sono solo uomini”.
  • “Nel mio lavoro di medico di medicina generale mi accorgo che la gran parte dei colleghi sindacalisti sono uomini e di età avanzata. Come MMG non ho nessuna tutela per maternità o eventuali malattie dei figli”.
  • “Non noto discriminazione”.
  • “La medicina in Italia si fonda su un soffocante razzismo, i medici stranieri subiscono terribili discriminazioni razziali. Io frequento la scuola di specialità in Italia, ma mi danno del marocchino schifoso: è soffocante!”.
  • “La vera questione di genere è che le colleghe donne (giustamente!) si assentano dal lavoro per maternità. Questo ricade sull'organizzazione del servizio, anche perché il numero di medici uomini sta proporzionalmente riducendosi a causa della presenza del test di ingresso che premia le donne che tendono a essere più preparate”.
  • “Penso che le donne abbiano qualità differenti dagli uomini dal punto di vista di gestione dei carichi di lavoro, stress, rapporti coi colleghi”.
  • “Spesso sono le donne stesse ad avere comportamenti poco consoni con le altre donne”.
  • “Profonda e diffusa omofobia, specie negli ambienti chirurgici”.
  • “I ruoli apicali sono ancora in larga parte ricoperti da uomini, nonostante la presenza femminile in medicina sia preponderante”.
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